venerdì 7 maggio 2010

Scrittura Creativa

Gianni Rodari nato a Omegna il 23 ottobre 1920. Straordinario scrittore creativo per l'infanzia pubblica svariate filastrocche e storielle su libri che vorrei prima o poi comprare. Nel frattempo spulcio internet nel cogliere le sue opere creative. Gianni Rodari collaborò in alcune opere con il sorprendente e fantasioso Bruno Munari (leggete "Fantasia").
Rodari mi ricorda un pò le poesie e le storielle di Stefano Benni.
Libri consigliati a mio parere stupendi:
- "I DRAGHI LOCOPEI" di Ersilia Zamponi
-  "L'ULTIMA LACRIMA" di Stefano Benni
- "IL LIBRO DEGLI ERRORI" di Gianni Rodari
- "COME AMMAZZARE MAMMA E PAPA'" di Antonio Amurri
- "COME IN UN ROMANZO" di Daniel Pennac

Non saprei, forse ho dimenticato qualche libro del genere creativo e/o umoristico ma non gli ho ancora letti...forse la lista non finirebbe mai visto che ci sono così tanti scrittori bravi e fantasiosi....se qualcuno ha qualche consiglio....accetto volentieri un bel libro sul genere......

Tuttavia ci sono tanti altri  libri di altro genere che non ho menzionato che mi piacciono molto; questi  forse rientreranno in altri post ;)

Lettore del tipo "sperduto" (Legens Fortuitus) 
Questo tipo di lettore non ha alcuna familiarità con le librerie. Vi entra solo una o due volte all'anno, a volte una o due volte nella vita. Si riconosce dall'aria spaurita e impacciata, da alunno che teme di essere interrogato da un momento all'altro. Cammina tra le pile di libri come tra mucchi di filo spinato, o cespugli di rovi. Ogni tanto lo potete sorprendere mentre legge il titolo di un volume con la stessa espressione preoccupata con cui guarderebbe la sua radiografia del rachide. Sorride solo quando vede apparire, su una copertina, il volto di un personaggio televisivo. 

Allora chiama il compare (questi lettori viaggiano sempre in coppia per sostenersi a vicenda nell'impresa) e con grandi cenni di giubilo, gli indica che c'è qualcosa di umano in quel pianeta alieno. A questo punto prende coraggio, avanza e fa subito cadere una fila di pocket, ripiombando nel terrore. Riprende fiato nel settore mappe geografiche, dove lo si vede fingere interesse per la periferia di Hong Kong, mentre sta solo cercando un commesso a cui rivolgersi. Individuatolo, si accosta, ma quasi sempre chiede l'informazione: 
a un cliente 
alla cassiera sommersa dagli scontrini 
alla sagoma in cartone di Umberto Eco 

Se a questo punto un vero commesso impietosito si avvicina, con aria abbastanza rassicurante da non metterlo in fuga, il lettore sperduto gli rivolgerà una delle seguenti richieste: 
mi dà quel libro di cui parlava un prete con la barba al Maurizio Costanzo Show? (alla richiesta del commesso di fornire dati ulteriori, risponde: era seduto vicino a Heather Parisi) 
mi dà un libro con la copertina dove c'è una donna e nel titolo c'è la parola "amore"? (alla richiesta del commesso di fornire dati ulteriori risponde: lo ha scritto uno che in televisione è tifoso dell'Inter) 
mi dà il libro scritto in questo biglietto? 
mi dà sei libri larghi complessivamente 42 centimetri che devo riempire un buco nella libreria? 
mi dà un libro per uno che non legge? (domanda a cui più di un commesso reagisce con crisi epilettiche) 
mi dà un romanzo da regalare a mia figlia per Natale dove la protagonista fa motocross e lui è uno dei Take That? No, non so se l'han scritto davvero, chiedevo a lei... 
mi dà il libro che ha in mano quella della pubblicità dello sciroppo per la tosse? 
mi dà un libro che si chiama "il processo di Kafka" però non so dirle l'autore? 
mi dà il libro che è primo in classifica? Come sarebbe a dire, ci sono parecchie classifiche? Oddio, adesso come facciamo? 
mi dà due Campielli uno Strega e due Viareggi ma mi raccomando, che non abbiano la fascetta rovinata 
mi dà tredici libri da spendere in tutto duecentomila lire per tredici regali di Natale, ma faccia in fretta che non ho tempo da perdere 

Completiamo la descrizione del lettore sperduto segnalandovi una sua misteriosa particolarità. Il lettore sperduto è magnetizzato. Qualunque sia il libro che ha acquistato, con grande stress e tensione, quando uscirà dalla forca caudina del rilevatore di furti, l'allarme suonerà. Decine di commessi tenteranno di smagnetizzarlo ma sarà tutto vano e il lettore sperduto si troverà a lungo esposto al pubblico ludibrio. La sua già scarsa propensione a entrare in libreria uscirà massacrata da questa orribile esperienza. Il fatto è che è lui, il lettore, a far scattare l'allarme, e non il libro! 

Il caso del lettore magnetizzato è da tempo allo studio di medici, editori e fisici. Per alcuni si tratterebbe di un'allergia all'ambiente, per altri di una vendetta dei troll dei libri: ma nessuno è ancora riuscito a sciogliere il mistero.

Il lettore superiore (Lector Elitarius) 
Questo lettore, oltre che dagli occhiali e dal colore del viso, tra il bianco Fabriano e il giallo pergamena, è riconoscibile dall'espressione di spregio e disgusto con cui si aggira tra gli scaffali della libreria. Egli ha infatti letto e riletto tutta l'umana grafomania, raccolta nella sua biblioteca di un milione di volumi che nessuno ha mai visto, ma di cui lui assicura l'esistenza. Al termine di questo Giudizio Letterario Universale, egli non salva che tre o quattro rarissimi e scelti autori. Il resto è un magma cartaceo che lo schifa, ma in cui ama tuffarsi per una sublime forma di perversione. 

Eccolo perciò entrare in libreria come in un tunnel dell'orrore, sospirare addolorato vedendo una copertina che lo disturba, gemere di raccapriccio davanti alle pile di scrittorucoli circostanti. Talvolta, arricciando il labbro, si avvicina a un volume, lo solleva per un angolo, come fosse il cadavere di un topo, legge la prima pagina e lo lascia ricadere con espressione schifata. Alcuni Lettori Superiori particolarmente teatrali simulano conati di vomito o reazioni allergiche quali asma e prurito. 

Soltanto nella zona dei Libri Superiori, da lui individuata in angolo apposito, egli si placa per raggiungere l'Unico Degno, il Solo Leggibile, il Vero Autore, Kostantin Markus Swolanowsky. Trovatolo sullo scaffale, lo sfiora con le dita e poi volge intorno uno sguardo di rimprovero che coinvolge: 
i lettori che non comprano abbastanza Swolanowsky; 
i librai che non l'hanno messo nella dovuta evidenza; 
la cultura occidentale in genere. 

Il Lettore Superiore diventa particolarmente pericoloso quando si accompagna, in veste di Consigliere, a un Lettore Normale. In questo caso il protocollo è il seguente: il Lettore Normale si avvicina timidamente ad un libro, lo sfoglia, poi volge gli occhi verso il Consigliere. Se incontra un'occhiata di disapprovazione, posa il libro e prosegue. Attraversa chilometri di volumi, sempre marcato strettamente e sempre dissuaso. Timidamente indica un libro, lassù sullo scaffale, che forse lo interesserebbe. Ma il commento del Consigliere è sempre lo stesso "Robetta, ciarpame, scrittore improvvisato, romanzuccio stantio". 

A questo punto il Lettore Normale si dirige tristemente verso il reparto Libri Superiori, dove rassegnato si lascia mettere in mano il terzo Swolanowsky mensile. Ma non è finita qui! Dopo dieci minuti il Lettore Normale rientra in libreria da solo, e si dirige svelto e furtivo verso il reparto Libri di Fantascienza. Ne compra otto, più due gialli e un horror di duemila pagine. Illuso! 

Da dietro la pila di best-sellers ove era in agguato, sbuca il Lettore Superiore. Il Lettore Normale viene privato del suo acquisto, redarguito, a volte picchiato, ed esce con un ennesimo Swolanowsky in tasca. 

Se siete un Lettore Normale, e siete perseguitato da uno di questi individui, c'è un solo modo per liberarvene. Quando vi trovate in sua compagnia, acquistate l'opera omnia dello Swolanowsky e poi, saltando come un canguro, dirigetevi verso la cassa urlando: 

"Adoro Swolanowsky, è mitico, me l'ha consigliato questo mio amico, per me è come farsi una pera, peccato che non faccia televisione, lo legga signore, compri Sera in campagna, c'è la descrizione di un campanile che Proust non gli fa neanche un baffo, e poi è gagliardo come racconta le cene, fa venire un appetito che non le dico, io ogni volta che lo leggo devo farmi un'amatriciana". Quindi sbottonatevi la giacca sotto la quale avrete indossato una maglietta con l'effigie di Swolanowsky e iniziate ad urlare, sull'aria di un coro calcistico: 

"Alé - oh - oh, Swolanowsky oh - oh!" 

Dopo pochi minuti di questo show, sicuramente vedrete il Lettore Superiore sgattaiolare via, fingendo di non conoscervi. Se proprio volete assaporare il trionfo, gli avrete infilato in tasca, a sua insaputa, il libro di fantascienza Le vergini verdi di Andromeda. Egli farà risuonare l'allarme e verrà redarguito davanti a tutti con la seguente frase: "Va bene che lei ha la passione dei libri di fantascienza, ma non è un buon motivo per rubarli". 

Il lettore Entusiasta
Questo lettore, detto lettore E, entra in libreria come in casa sua. Il sorriso con cui saluta i commessi è il suo stendardo. In piedi, incurante degli altri clienti, inizia a leggere tutto quello che trova. Alcuni libri li sottolinea con risate fragorose, o li commenta leggendone brani ai presenti. Al reparto fumetti, si sdraia per terra e legge per ore. A volte si porta la merenda. Una farcitura di briciole in un volume è il segno del suo passaggio. 

Se il lettore E vede un lettore normale incerto su un acquisto, lo assale alle spalle, gli fa leggere tutti i risvolti di copertina oltre a bibliografie e brani scelti. Il suo incitamento a comprare ha una martellante tenacia che nessun libraio possiede. Nel reparto libri d'arte passa ore e ore, e non di rado, all'ora di chiusura, lo si puó trovare nascosto nel reparto tascabili mentre con occhi imploranti dice "per favore, l'ho quasi finito". È insomma un lettore avido e allegro, con un solo difetto: no n compra quasi libri, non si sa se per povertà, difetto genetico o scelta ideologica
La vostra vendetta sarà di qualità superiore.

Il lettore Fissato 
Terrore di ogni libraio, il lettore F si riconosce dagli occhiali molto spessi, dall'andatura decisa e dal foglietto che tiene in mano. Questo lettore cerca da mesi, da anni, forse dalla nascita, un libro introvabile, e in questa ricerca ha ormai consumato l'esistenza. Ma non demorde. Eccolo avvicinarsi all'incauto libraio e chiedergli le Note sulla composizione gregoriana nelle chiese trentine dell'abate Vermentin, edizioni La Talpa Bianca, Castel Luvisonio. Il libraio, dopo aver consultato i suoi ricordi e il computer, gli comunica di non avere nessun titolo simile. Alle ulteriori pressioni del lettore F vengono consultate prima la voce Note, poi Gregoriano, poi Chiese, indi Trentino, Vermentin, Talpa Bianca. Non appare alcun abate Vermentin nella storia della letteratura. Le edizioni Talpa Bianca risultano aver pubblicato un solo libro sui funghi nel 1953, e poi sono scomparse nel nulla. Non esiste, sulle carte geografiche, la località Castel Luvisonio. Ma il lettore F non demorde. Resta fermo davanti al libraio, col suo biglietto, chiedendo se si puó fare qualcosa, magari consultare gli archivi della CIA. A volte si mette a piangere sommessamente, nei casi piú gravi ha un leggero mancamento. Dopo che l'intera libreria si è mobilitata, si è chiesto aiuto a due librerie trentine, si è convocato il parroco della chiesa limitrofa e si è litigato con tutte le centraliniste d'Italia chiedendo la linea con Castel Luvisonio, il direttore della libreria in persona si presenta dal lettore F e gli comunica ufficialmente: "Mi dispiace signore, ma il suo libro è introvabile". "Grazie", risponde il lettore F, "tornerò domani". 

Le ipotesi a questo punto sono molte: 
il lettore F è pazzo;
il lettore F ha un sacco di tempo libero;
il lettore F è un provocatore mandato dalla libreria concorrente;
il lettore F è l'abate Vermentin in persona;
il lettore F è Talpa Bianca;
il lettore F è un venusiano, mandato dal suo pianeta a studiare la resistenza psichica dei terrestri;
il lettore F è un rompicoglioni. 

A voi la risposta. Chi indovina, vince una copia del libro dell'abate Vermentin, firmata dall'autore.

Il lettore Indeciso 
Il lettore I entra in libreria, sceglie un libro, lo lascia, lo riprende in mano. Lo scambia con quattro pocket. Va verso la cassa, si pente, rimette i pocket al loro posto facendo crollare la pila, e li sostituisce con un libro d'arte da mezzo milione. Lo consulta a lungo con aria afflitta. Lo ripone e prende due guide turistiche della Camargue. Va alla cassa, si mette in fila, ma quando è il suo turno all'improvviso si scusa, torna indietro, ripone le guide e acquista lo Zibaldone di Leopardi. Si pente e nasconde Leopardi nel reparto fantascienza. Prende un libro di fantascienza, lo cambia con sei volumi della Storia d'Italia e poi alla fine compra un libro di barzellette. Tornerà il giorno dopo per cambiarlo. 

Anche sul lettore I abbiamo alcune ipotesi: 
vorrebbe comprare tutto ma non ha abbastanza soldi;
non vorrebbe comprare nulla, ma fuori piove;
non vorrebbe comprare nulla, ma fuori c'è un killer che lo bracca;
è innamorato della cassiera;
è innamorato del cassiere;
non sa leggere;
ha lasciato gli occhiali a casa e non vuole ammetterlo;
è pazzo;
il libro che cerca gli serve per pareggiare le gambe di un tavolo;
è in realtà il lettore F travestito, e sta cercando il libro sul canto gregoriano perché non è convinto che l'abbiano cercato abbastanza;
è un rompicoglioni. 

Chi indovina la risposta vince l'opera completa dell'abate Vermentin.

La Ricetta
AntonioAmurri
Mia moglie è una cuoca eccellente: crea piatti squisiti. 
Sarebbe un peccato privarvi della gioia di gustarne uno!
E proprio per questo, voglio trascrivere qui una ricetta che ho copiato dal suo quaderno segreto: «Fettine di carne infarinata al burro con dadini di pancetta affumicata, più due uova». 
Quando la prepara, mia moglie di solito procede così..
Togliere le fettine di carne dal frigorifero e stenderle sul piano per infarinarle. 
Voltarsi per prendere il barattolo della farina. 
Togliere la cagnetta Zeta dai dintorni delle fettine. 
Cercare di togliere una fettina a Zeta. 
Rinunciarci, dare una pedata a Zeta. Perdere l'equilibrio.
Decidere che non è igienico raccogliere la farina da terra. 
Passare l'aspirapolvere. Citofonare alla portiera se ha della farina da prestare. Pulire il citofono dalla farina.
Prendere la pancetta affumicata. 
Prendere Zeta e allontanarla dalla pancetta affumicata. 
Tagliarla a dadini (la pancetta, non la cagnetta). 
Correre dietro a Lorenzo che ha preso i dadini. Lavare le mani a Lorenzo. Lavare i dadini. 
Prendere una scodella per sbattere le uva. 
Dire a Roberta di prendere due uova dal frigorifero.
Pulire il punto in cui Roberta ha fatto cadere le due uova e prenderne altre due. 
Decidere di fare la carne senza farina.
Vedere Zeta che fugge con un mazzo di fettine che le esce dalla bocca. 
Dire una parolaccia. Dirne subito un'altra. 
Preparare un vassoio su cui disporre i formaggi per la cena. 
Mettere su l'acqua per la pasta. Piangere un pochino.

L'ama
(Gianni Rodari)
C'era una volta una povera ama, 
per essere una lama intera, 
una vera lama di coltello, 
le mancava la elle: 
gliel'aveva rubata 
un apostrofo pirata. 
La poverina non tagliava più 
né la carne cruda 
né la carne cotta: 
non tagliava nemmeno la ricotta. 
In fondo al cassetto deperiva, 
e del mal della ruggine pativa.  
Per fortuna la scoprì un arrotino
che da bambino 
aveva studiato bene l'ortografia: 
le ridiede la elle, l'affilò 
e per il mondo la rimandò 
col suo coltello 
a ritagliare questo e quello. 
Dunque state attenti, per piacere: 
lasciatele la sua elle, o per vendetta 
è capace di tagliarvi 
qualche falangetta.

L'Acca in fuga
(Gianni Rodari)
C'era una volta un'Acca. 
Era una povera Acca da poco: valeva un'acca, e lo sapeva. Perciò non montava in superbia, restava al suo posto e sopportava con pazienza le beffe delle sue compagne. Esse le dicevano:
E così, saresti anche tu una lettera dell'alfabeto? Con quella faccia?
Lo sai o non lo sai che nessuno ti pronuncia?
Lo sapeva, lo sapeva. Ma sapeva anche che all'estero ci sono paesi, e lingue, in cui l'acca ci fa la sua figura.
" Voglio andare in Germania, - pensava l'Acca, quand'era- più triste del solito. - Mi hanno detto che lassù le Acca sono importantissime ".
Un giorno la fecero proprio arrabbiare. E lei, senza dire né uno né due, mise le sue poche robe in un fagotto e si mise in viaggio con l'autostop.
Apriti cielo! Quel che successe da un momento all'altro, a causa di quella fuga, non si può nemmeno descrivere.
Le chiese, rimaste senz'acca, crollarono come sotto i bombardamenti. I chioschi, diventati di colpo troppo leggeri, volarono per aria seminando giornali, birre, aranciate e granatine in ghiaccio un po' dappertutto.
In compenso, dal cielo caddero giù i cherubini: levargli l'acca, era stato come levargli le ali.
Le chiavi non aprivano più, e chi era rimast6 fuori casa dovette rassegnarsi a dormire all'aperto.
Le chitarre perdettero tutte le corde e suonavano meno delle casseruole.
Non vi dico il Chianti, senz'acca, che sapore disgustoso. Del resto era impossibile berlo, perché i bicchieri, diventati " biccieri", schiattavano in mille pezzi.
Mio zio stava piantando un chiodo nel muro, quando le Acca sparirono: il " ciodo " si squagliò sotto il martello peggio che se fosse stato di burro.
La mattina dopo, dalle Alpi al Mar Jonio, non un solo gallo riuscf a fare chicchirichi': facevano tutti ciccirici, e pareva che starnutissero. Si temette un'epidemia.
Cominciò una gran caccia all'uomo, anzi, scusate, all'Acca. I posti di frontiera furono avvertiti di raddoppiare la vigilanza. L'Acca fu scoperta nelle vicinanze del Brennero, mentre tentava di entrare clandestinamente in Austria, perché non aveva passaporto. Ma dovettero pregarla in ginocchio: Resti con noi, non ci faccia questo torto! Senza di lei, non riusciremmo a pronunciare bene nemmeno il nome di Dante Alighieri. Guardi, qui c'è una petizione degli abitanti di Chiavari, che le offrono una villa al mare. E questa è una lettera del capo-stazione di Chiusi-Chianciano, che senza di lei
diventerebbe il capo-stazione di Ciusi-Cianciano: sarebbe una degradazione
L’Acca era di buon cuore, ve l’ho già detto. È rimasta, con gran sollievo del verbo chiacchierare e del pronome chicchessia. Ma bisogna trattarla con rispetto, altrimenti ci pianterà in asso un'altra volta.
Per me che sono miope, sarebbe gravissimo: con gli "occiali" senz’acca non ci vedo da qui a lì.

Il copyright è dei rispettivi proprietari.

Salutino  alla Giuliese

Ed ora vi saluto
poichè la testa a imbuto
è stanca di drenare
parole dentro a un mare
andrò un pò a dormire
ma domani tornerò a ruggire.

Ciaoooo (ed ora immaginatevi la sigla finale dell'Albero Azzurro)




1 commento:

  1. MI sa che rientro nel "Lettore Entusiasta" o "Il lettore indeciso"...ma non mi dispiacerebbe essere l'abate Vermentin!!! AHAH

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